Sono stata anch’io oggi al Palalido di Milano, dove i leader hanno aperto ufficialmente insieme la campagna elettorale del Popolo della Libertà. Sono andata in veste di osservatrice con i miei colleghi, il Prof. Papini e Max Bruschi. Prima dell’inizio c’è stata una fase durata almeno 30 minuti di pre-riscaldamento delle folle con un Dj che cantava e una sfilata di canzoni da YMCA a Sarà perché ti amo a Su di noi. Sembrava la festa della polenta, come qualcuno ha sottolineato. Noi ci siamo divertiti e abbiamo scattato anche qualche foto. E’ stato emozionante mettere al collo un pass con su scritto Stampa. C’erano bandiere del Popolo della Libertà, alcune di Alleanza Nazionale alcune di Forza Italia. C’era anche una bandiera palestinese. 
Dopo l’entrata dei Leader abbiamo cantato l’inno e Berlusconi ha introdotto Fini il quale ha sottolineato, nel suo discorso, che per il bene di un popolo si può anche rinunciare al proprio simbolo, ma che ciò non significherà rinunciare alla propria storia. Standing ovation. Berlusconi prende la parola, ma sembra un po’ giù di tono, non è quello a cui siamo abituati, tra me e me penso che è un uomo come tutti, un po’ vecchietto e senza la mamma da poco. Parla di identità, di tradizioni e dell’ Europa, del bisogno di «aprirsi al nuovo senza rinunciare a noi stessi» parla di un’Italia in cui gli stranieri lavorano e non sono clandestini. Anziché dire “non pensate a quale partito ma pensate a quale paese” dice “ Non donne e uomini di questo o quel partito, ma del Popolo delle Libertà”. Poi sottolinea che governare un’Italia dopo l’ultimo governo è un grosso fardello da portare e che ci vuole coraggio … qualcuno dalla folla grida “Meno male che Silvio c’è”, come la canzone. Punti fondamentali della loro Mission: famiglia, sicurezza, tasse. Mi rincuora vedere chi in Italia difende determinati valori (devo ammettere che la sinistra mi ha sempre fatto paura a proposito del tema famiglia). Non una parola sulla mafia, neanche una, mi dispiace. Sottolinea che i fuochi d’artificio di Veltroni sono già terminati e strappa simbolicamente il programma del PD. La folla si alza e applaude, questa è la forza dell’actio. Poi ci spiega il sistema elettorale, da bravo maestro, perché pensa che gli Italiani non sono consapevoli di come si voterà. E poi una lettura, lunghissima, 5 pagine, sui valori che guideranno il Popolo delle Libertà, un credo politico. Dove la parola credo viene usata così tante volte da dare quasi fastidio. E infine la rinuncia a Satana: alla platea vengono rivolte delle domande che iniziano tutte con “Volete ancora…” e un “Noooo” di risposta, sei o sette volte. Insomma adesso siamo tutti cresimati. Cosa si fa pur di comunicare.
Speravo di avere delle risposte per qualche domanda oggi, risposte fatte di sensazioni magari, ma l’unica sensazione che mi è rimasta è quella più brutta, quella di non sentirsi rappresentati da nessuno. E poi penso a quella donna davanti la mia sedia e mi chiedo che cosa vuole lei, che cosa spera, quando sale sopra la sedia per sventolare una bandiera, cantare e sfoggiare la sua bella maglietta.

(Sulla maglia: "Siamo felici, siamo contente con Silvio Presidente".)

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